Nicola's profileIl Terzo TempoPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    September 30

    Ad un grande campione

    Ieri sera al club eravamo in tanti a vedere la partita che avrebbe potuto fare entrare la nazionale di rugby nella storia.

    Peccato che per un paio di punti la Scozia abbia vinto.

    Più che la sconfitta sono rimasto colpito da Troncon.

    Un marcantonio di 34 anni, 101 presenze in nazionale, uno che dopo tante partite dovrebbe essere diventato insensibile a tutto, che piange. Piange per la sconfitta, nella sua ultima partita in azzurro. Lui che ha superato i 100 caps con la maglia della nazionale, lui che nella sua ultima partita ha segnato una splendida meta, piange perchè l'Italia non è passata.

    E vedere Mauro Bergamasco che incita i suoi ad uscire dal campo a testa alta, e Castrogiovanni portarlo fuori sulle sue spalle, come un gladiatore di altri tempi, beh scusatemi se sembr stupido, ma ho pianto anche io.

    Ed ora che non scenderà più in campo con la maglia azzurra vorrei solo dire questo:

    Grazie di tutto Tronki, tutta l'Italia del rugby è con te.

    September 25

    Riflessioni e progetti

    Di ritorno dal torneo di Treviso che si fa? Si controllano le foto, si selezionano e si sistemano.

    Ho tanto di quel materiale da poter iniziare un progetto fotografico sul Touch Rugby, Mai Dire Meta vuole un calendario fatto da me, e ho abbastanza scatti per poter fare una mostra o un DVD multimediale.

    Ho tante di quelle idee da realizzare che non so da che parte iniziare....

    L'invasione dei Bergamasco

    Ho notato in questi giorni una forte presenza dei fratelli Marco e Mirco Bergamasco in pubblicità. Ora non metto in dubbio che siano due ottimi giocatori, ma la loro presenza è a dir poco spaventosa. A Grenoble era pieno di cartelloni con loro due, pubblicità su Sky a go go e sulle riviste non parliamo.

    Se dovessi trovarmeli dal vivo in questo istante penso che non ci farei più caso...

    September 08

    Rientro

    E' da qualche giorno che non pubblico più niente sul blog, più che altro per pigrizia, poi anche per gli impegni di lavoro.

    La trasferta a Grenoble è andata bene, tre giorni di divertimento, bevute, e tanto touch rugby. Certo la preparazione dei francesi è mastodontica, io a confronto sono una pippa galattica, ma mi hanno trasmesso tante nozioni tecniche e molta pratica. Ora lo amo ancora di più.

    Il loro capitano mi ha chiesto se conto di partecipare all'europeo del prossimo anno a Parigi. Io gli ho detto che sarebbe bello e lui mi ha detto "Se lo vuoi e ci credi, allora puoi". Quella frase mi ha messo addosso un senso di sfida... e ci siamo promessi di rivederci sul campo tra un anno.

    Ora ho un casino di foto da sistemare, qualcuna la metterò sul blog, appena avrò il tempo.

    Nel frattempo ringrazio tutti i ragazzi degli All blues per la compagnia e per il divertimento, tra birra e canti.

    "La mia mamma vuol che sposi un pilone il lunedì".....

    Il giuramento di Mauro

    Mauro non aveva mai fatto una meta. Non è la fine del mondo, questo no, almeno per uno che gioca a tennis o a golf o anche a calcio. Ma per chi gioca a rugby, non aver mai fatto una meta non è esattamente il massimo della vita. Non che fosse una pippa, tutt'altro. Ma un po' per il ruolo (seconda linea), un po' per sfortuna, un po' perché così vanno le cose, non aveva mai fatto una meta. Tuttavia ci era andato vicino. Una volta però gli avevano fischiato un avanti inesistente, un'altra volta l'arbitro aveva ignorato il vantaggio e fischiato una mischia a favore, un'altra ancora - e questa proprio non gli era andata giù - per l'arbitro la partita era appena terminata, anche se da pochi istanti. "La prima meta che faccio", disse Mauro, "e che mi danno", si affrettò a precisare, "giuro che smetto". Coro della squadra: "E la madonna!". La storia finì lì. Perché di giuramenti dieci se ne fanno e nove si dimenticano. E perché di mete Mauro non ne segnò neanche una. Anzi, a ben vedere, quasi non ci provava neanche più. La sua verginità in area di meta avversaria era così solida e consolidata, che Mauro aveva arricchito il suo scarno repertorio tecnico di seconda linea con una gestualità, per esempio nei passaggi, degna di un trequarti centro. Era forse l'unico del pacchetto di mischia a saper trasmettere la palla ricevendola e passandola tenendo lo stesso piede in appoggio. In una partita con il Benevento si era addirittura concesso il lusso di passare la palla con lo schiaffetto. Finché durante una partita con la Lazio, ripartendo da una mischia aperta, Mauro fece per passare la palla al mediano di mischia, allungò le braccia verso sinistra, poi le riportò aderenti al corpo, ma tenendo il pallone stretto al petto. L'avversario aveva abboccato alla finta, era andato sicuro sul mediano e aveva lasciato libero un corridoio che portò Mauro, diritto diritto, in meta. Mauro posò la palla a terra e tornò a metà campo, come stranito. Poi fu di parola. Finita quella partita, non lo vedemmo più.

     

    Non è stupenda come storia?